Copertina illustrativa: Bollinger R.D. 1985 in bottiglia, La Grande Année 1996 in Magnum e R.D. 1988 in Jeroboam, con le etichette ricostruite dalle fotografie della serata.

Una serata privata · Un reportage di degustazione

BOLLINGERLa Grandeur
du Temps

Sette ospiti, una sala privata e tre formati Bollinger. Dal primo brindisi siciliano al R.D. 1988 in Jeroboam, sboccato nel 2003: il racconto di una serata che resta nella memoria.

Entra nel racconto

Copertina illustrativa · Etichette ricostruite dalle bottiglie della serata

07

ospiti in una sala privata

03

millesimi Bollinger · tre formati

1988

R.D. · Jeroboam · sboccatura 2003

Il momento

Un tavolo privato. Una memoria per la vita.

Il 9 ottobre 2026 abbiamo dedicato la sala privata dell’Osteria a sette ospiti. Con loro c’eravamo io, Dante Cerioli, Sommelier Professionista AIS, e Diego Luccini, titolare dell’Osteria de l’Umbreleèr. Un tavolo raccolto, costruito per poter seguire ogni bottiglia con attenzione e condividere il piacere di una degustazione fuori dall’ordinario.

Fra gli ospiti abbiamo avuto il piacere di accogliere il professor Guido Fanelli, Alberto Grua e il nostro amico Antonio con la sua compagna da Dubai. Percorsi diversi, amicizia e curiosità si sono incontrati attorno allo stesso tavolo. L’importanza professionale di alcuni ospiti ha aggiunto spessore alle conversazioni; il senso della serata è rimasto la gioia di essere lì, insieme.

Il servizio, i vini e il divertimento hanno richiesto tutta la nostra attenzione. Abbiamo raccolto gli scatti disponibili: volti, gesti, bottiglie e qualche piatto. Se altri commensali ci invieranno le loro fotografie, le aggiungeremo a questo racconto. Una serata memorabile per poche persone, che per noi sarà difficile ripetere con la stessa intensità.

Dante CerioliCon Diego Luccini · Titolare dell’Osteria de l'Umbreleèr

La sequenza

La serata, calice dopo calice.

La sequenza si è aperta con Milazzo Riserva V38AG e ostriche Ancelin. Poi André Beaufort, Ambonnay Grand Cru 1999, con un crostino di pane a lievito madre, burro, porcini trifolati e tartufo bianco.

Il cuore della degustazione ha seguito tre capitoli Bollinger: R.D. 1985 in bottiglia da 0,75 litri, La Grande Année 1996 in Magnum da 1,5 litri e R.D. 1988 in Jeroboam da tre litri, sboccato nel 2003. Le annate, i formati e le persone hanno dato alla serata il suo carattere. Il titolo dell’evento, La Grandeur du Temps, è diventato un racconto concreto alla nostra tavola.

Il benvenuto

Il primo brindisi. Il mare, nel piatto.

Ricostruzione illustrativa dell’abbinamento

Campobello di Licata, Sicilia

Milazzo · Riserva V38AG

Chardonnay e Inzolia, vini base affinati fra acciaio e rovere, almeno quarantotto mesi sui lieviti: la scheda ufficiale racconta così il Riserva V38AG Metodo Classico Brut di Milazzo. La nostra serata si è aperta con questo vino di Campobello di Licata e con le ostriche Ancelin. Un ingresso luminoso nel percorso, prima delle annate di Champagne.

Nel piatto

Ostriche Ancelin

Maison Ancelin unisce Marennes-Oléron e Utah Beach, in Normandia, nella propria storia di allevamento. Qui il mare apre la degustazione: il calice accompagna l’ostrica con misura, lasciandole il centro del primo incontro.

L’intermezzo

L’intermezzo. Una parentesi d’autunno.

Ricostruzione illustrativa dell’abbinamento

Ambonnay Grand Cru, Champagne

André Beaufort · 1999

Prima del trittico Bollinger abbiamo servito André Beaufort, Ambonnay Grand Cru 1999. Ambonnay appartiene alla Montagne de Reims e rappresenta una delle due provenienze centrali della Maison, accanto a Polisy. Alla nostra tavola il millesimo ha accompagnato un crostino di pane a lievito madre, con burro, porcini trifolati e tartufo bianco.

Nel piatto

Pane a lievito madre · burro · porcini · tartufo bianco

Il pane dà consistenza; il burro lega; porcini e tartufo portano il registro del sottobosco. È l’abbinamento scelto per la serata: un incontro fra materia, profumo e tempo, prima di aprire i tre capitoli Bollinger.

Il trittico Bollinger

Tre millesimi. Tre dimensioni del tempo.

01 / 03 Bottiglia · 0,75 L

Bollinger R.D.1985

L’apertura del trittico.

Il primo Bollinger ci ha riportati alla vendemmia 1985: quarantuno anni prima della nostra serata. La bottiglia da 0,75 litri ha aperto il confronto fra annate e formati. R.D. significa Récemment Dégorgé: il nome racconta il progetto della Maison, che prolunga l’attesa sui lieviti e sceglie la sboccatura come nuovo punto di partenza.

Il millesimo resta la vendemmia; la data di sboccatura descrive un altro passaggio della vita dello Champagne.

05

Bollinger R.D. 1985: la bottiglia da 0,75 litri.

02 / 03 Magnum · 1,5 L

La Grande Année1996

La grandezza, in Magnum.

Il 1996 è arrivato nel formato Magnum da 1,5 litri. Trent’anni dalla vendemmia, un’altra dimensione del servizio e un altro capitolo della degustazione. La Grande Année nasce come cuvée millesimata della Maison: selezione dei cru, lavoro in vecchie botti e maturazione in cantina ne definiscono il progetto. Per Dante, quella bottiglia è stata spettacolare: uno dei grandi momenti della serata.

La bottiglia fotografata conserva la propria etichetta originale del 1996.

06

Dante presenta La Grande Année 1996 in Magnum.

03 / 03 Jeroboam · 3 L

Bollinger R.D.1988

Il vino che diventa memoria.

Il finale del trittico è stato il R.D. 1988 in Jeroboam da tre litri, con sboccatura del 2003: trentotto anni dalla vendemmia e ventitré da quella sboccatura, al momento della serata. Una bottiglia rara, ricercata personalmente per questa occasione. È qui che il racconto di Dante cambia intensità: il vino gli ha ricordato un incontro fra Dom Pérignon P2 e Krug, un’immagine personale per dire la grandezza dell’esperienza.

1988: vendemmia. 2003: sboccatura della bottiglia della serata. Due date, due capitoli della stessa storia.

07

Dante e il Bollinger R.D. 1988 in Jeroboam da 3 litri.

Gli ospiti d’onore

Le persone che hanno fatto la serata.

Il piacere di accogliere il professor Guido Fanelli, con un percorso accademico legato all’Università di Parma, e Alberto Grua, dirigente con responsabilità di vertice internazionali. Insieme al nostro amico Antonio, alla sua compagna da Dubai e agli altri ospiti, hanno portato alla serata il valore della propria esperienza e il piacere della conversazione.

08

Il professor Guido Fanelli con il Jeroboam di Bollinger R.D. 1988.

All’Osteria · 9 ottobre 2026

Università · Ricerca · Istituzioni

Professor Guido Fanelli

Già professore ordinario di Anestesia e Rianimazione · Università di Parma

  • Università di Parma
  • San Raffaele
  • Terapia del dolore

Una carriera che ha unito la guida di strutture cliniche complesse, la formazione dei medici e il confronto istituzionale internazionale sulla cura del dolore. Il piacere di averlo alla nostra tavola ha dato alla serata anche il valore di un incontro fra cultura del vino e cultura della cura.

Dal San Raffaele all’Università di Parma

Il professor Guido Fanelli ha intrecciato anestesia, rianimazione, ricerca sul dolore e formazione specialistica. Laureato in Medicina e chirurgia a Milano nel 1983 e specializzato nel 1986, al San Raffaele ha coordinato fra il 1997 e il 2001 il blocco operatorio multidisciplinare centrale e l’Acute Pain Service. A Parma ha assunto la direzione della seconda Anestesia nel 2002, la cattedra di professore ordinario nel 2003 e la direzione della Scuola di specializzazione nel 2004.

Il dolore come responsabilità clinica e nazionale

Nel 2008 è stato nominato coordinatore della commissione ministeriale sul dolore acuto e cronico e sulle cure palliative; nel 2015 le fonti ospedaliere lo indicavano alla guida della commissione per l’attuazione della legge 38. Nello stesso anno il centro parmigiano da lui diretto era presentato come riferimento regionale: sei ambulatori, sei posti letto e oltre 16.000 prestazioni annue. L’ospedale documentava anche ricerca farmacogenomica sul mal di schiena e formazione avanzata in terapia del dolore.

L’università e la ricerca personalizzata

Nel 2015 il professor Fanelli presiedeva il Comitato Tecnico Scientifico di BIOGENAP, progetto congiunto dell’Università di Parma e del CNR dedicato a bioelettronica, genomica e nanomedicina personalizzata nella terapia del dolore. L’ateneo lo indicava anche come delegato del rettore per “Università senza dolore”. Il suo profilo accademico comprende così insegnamento specialistico, ricerca interdisciplinare e organizzazione della cura.

Dalle istituzioni italiane alle Nazioni Unite

Nel marzo 2014 l’Università di Parma annunciava l’intervento del professor Fanelli a Vienna presso la commissione delle Nazioni Unite sul controllo dei narcotici. Nel 2016, secondo la comunicazione universitaria, ha consegnato alle Nazioni Unite il manifesto dei medici italiani “Impegno contro il dolore”: una tappa del suo lavoro sull’accesso alle cure e sulla dignità del paziente.

Fonti e date del percorso professionale

Gli incarichi sono riportati nelle date documentate dalle fonti.

09

Alberto Grua con Bollinger R.D. 1985.

All’Osteria · 9 ottobre 2026

Direzione internazionale · Industria · Innovazione

Alberto Grua

Dirigente internazionale · Già membro del Corporate Executive Board di Grünenthal

  • Bayer
  • Grünenthal
  • HARG

Il suo percorso comprende direzione di mercati internazionali e responsabilità globali nella produzione e nella supply chain. Diciassette anni in Bayer, gli incarichi di vertice in Grünenthal e l’esperienza in HARG raccontano una cultura d’impresa maturata fra salute, organizzazione industriale e innovazione.

Bocconi, Bayer e le responsabilità internazionali

Laureato in Business Administration alla Bocconi di Milano, Alberto Grua ha costruito una carriera internazionale nella gestione d’impresa e nell’industria farmaceutica. Il curriculum pubblicato per SIP 2016 documenta diciassette anni in Bayer: incarichi di marketing e vendite in Italia e la responsabilità di Worldwide Vice President Marketing Point of Care negli Stati Uniti, fra consumer care, diagnostica e farmaceutica.

Grünenthal: dalla direzione italiana al gruppo

Nel 2005 è diventato General Manager di Grünenthal Italia. Ha poi guidato la Global Business Unit Palexia fra il 2008 e il 2010 e il lancio mondiale del tapentadolo. Nel 2010 è stato nominato Executive Vice President per Europa e Australia. Dal luglio 2013 ha assunto il ruolo di Chief Commercial Officer per Europa e Nord America ed è entrato nel Corporate Executive Board; il curriculum SIP registra anche responsabilità per la produzione globale dal 2014 e per la supply chain globale dal 2016.

HARG e l’innovazione nella nutrizione

Nel 2022 ha assunto la presidenza e l’incarico di amministratore delegato di HARG, Healthy Aging Research Group, società benefit dedicata a preparazioni alimentari innovative per persone con difficoltà di deglutizione. Un percorso che collega direzione commerciale, organizzazione industriale e innovazione nella salute: dalle multinazionali del farmaco a un’impresa specializzata nella nutrizione delle persone fragili.

Fonti e date del percorso professionale

Gli incarichi sono riportati nelle date documentate dalle fonti.

La Maison

Aÿ. Dal 1829, un’idea del tempo.

Bollinger nasce ad Aÿ il 6 febbraio 1829, dall’incontro fra Athanase de Villermont, Paul Renaudin e Joseph Bollinger. La storia della Maison tiene insieme il luogo, il lavoro in cantina e la capacità di far conoscere i propri vini.

Pinot Noir, vecchie botti, riserve in Magnum e pazienza sono i fili del suo stile. Con La Grande Année e R.D., il millesimo diventa una lettura del tempo: prima in cantina, poi nella bottiglia e infine nel bicchiere. La nostra serata ha incontrato questa storia attraverso tre annate e tre formati.

Maison Bollinger, Aÿ · Gérald Garitan, 2013 · CC BY-SA 3.0 · Gérald Garitan · Maison Bollinger, CC BY-SA 3.0
  1. 1829

    Le origini ad Aÿ

    Il 6 febbraio, Villermont, Renaudin e Joseph Bollinger fondano la Maison. Territorio, cantina e vocazione commerciale si incontrano fin dall’inizio.

  2. 1884

    Il riconoscimento britannico

    Dopo la collaborazione con Mentzendorff avviata nel 1858, arriva il primo Royal Warrant: una tappa del legame storico con il Regno Unito.

  3. 1941

    Lily alla guida

    Elisabeth, detta Lily, assume la guida dopo la morte del marito Jacques. La manterrà fino al 1971.

  4. 1967

    La nascita di R.D.

    Récemment Dégorgé diventa il nome di un’idea: lunga maturazione sui lieviti e sboccatura vicina all’uscita. I primi millesimi commercializzati sono 1952, 1953 e 1955.

  5. 1969

    Vieilles Vignes Françaises

    Lily sceglie di raccontare in una cuvée il patrimonio delle vigne a piede franco: un altro capitolo della sua capacità di custodire e innovare.

  6. 2016

    La memoria diventa un luogo

    Galerie 1829 e La Réserve danno forma a due archivi nelle cantine storiche di Aÿ: grandi millesimi e vini di riserva.

  7. 2026

    Il tempo alla nostra tavola

    Il 9 ottobre, a Cicognolo, tre millesimi e tre formati diventano un’esperienza condivisa con sette ospiti.

1941 — 1971

Lily
Bollinger

La donna dietro un’idea.

Il coraggio della continuità

Elisabeth Law de Lauriston-Boubers, Lily per la famiglia, assume la guida nel 1941 dopo la morte del marito Jacques. La Francia è occupata e mancano uomini e attrezzature. La sua risposta è tenere insieme lavoro quotidiano, tradizione e futuro: una responsabilità che eserciterà fino al 1971.

La bicicletta e l’Atlantico

La storia ufficiale la ricorda in bicicletta fra i vigneti, vicina alle persone e al lavoro in cantina. Difende il rovere e accoglie la modernizzazione agricola. Il 25 ottobre 1951 parte sul Liberté per New York: dagli incontri con giornalisti e appassionati americani nasce una nuova stagione internazionale per Bollinger.

L’idea che ritroviamo nel calice

Nel 1963, con il suo agente americano, Lily propone alcune bottiglie di Réserve 1947. È il principio di R.D.: un vecchio millesimo, custodito sui lieviti e offerto dopo una sboccatura recente. Il nome viene scelto nel 1967. Alla nostra tavola, nel 1985 e nel 1988, questa intuizione ha dato un senso concreto al titolo La Grandeur du Temps.

Aÿ · Galerie 1829 · La Réserve

La cantina come archivio vivo

Nel 2010, durante un inventario, riemerge una cantina dimenticata. Dietro bottiglie vuote si conservano antichi lotti e piccole targhe di legno: la ricerca negli archivi permette di risalire perfino al millesimo 1830. Il recupero avviato nel 2012 non riguarda soltanto il vino, ma la memoria materiale della Maison.

Galerie 1829 custodisce i grandi millesimi; La Réserve racconta le riserve in Magnum. Le due gallerie sono allestimenti contemporanei nelle cantine storiche di Aÿ. Il dossier del 2016 documenta il lavoro dell’architetto Bruno Veauvy, dell’interior designer Laure Bijot e del mosaicista Luigi La Ferla: luoghi concepiti per rendere visibile il tempo.

L’esterno della Maison ad Aÿ · Sarah Kennon, 2009 · CC BY 2.0 · Sarah Kennon · Maison Bollinger, CC BY 2.0

Vigneto · Pinot Noir · Rovere · Riserve · Tempo

Cinque fondamenta di uno stile.

01

Il vigneto, prima del vino

Aÿ e Verzenay per il Pinot Noir, Cuis per lo Chardonnay: il territorio dà materia e carattere allo stile della Maison. La storia delle bottiglie comincia fra i filari.

02

Pinot Noir

È il cardine dello stile Bollinger. La Maison costruisce attorno a questa varietà la propria identità, con un lavoro di selezione e assemblaggio dei cru.

03

Il rovere vissuto

Le vecchie botti, spesso provenienti dalla Borgogna, accompagnano la vinificazione dei cru migliori. L’obiettivo è la lenta ossigenazione del vino, con una presenza discreta del legno.

04

La memoria in Magnum

Le riserve della Maison sono custodite anche in Magnum, per parcella e vendemmia, sotto sughero. Alimentano soprattutto le cuvée non millesimate, conservando la memoria dei vini di base.

05

La pazienza del millesimo

La Grande Année nasce soltanto nelle annate selezionate dalla Maison. Il lavoro in rovere, il riposo sui lieviti e la cura del servizio raccontano una qualità costruita attraverso l’attesa.

Champagne Bollinger · Film ufficiale

La voce della Maison

Nel film ufficiale, Denis Bunner racconta R.D. dalla prospettiva della cantina. Un breve approfondimento in lingua francese, da affiancare alla storia di Lily e al ricordo della nostra degustazione.

© Champagne Bollinger · Versione francese

A tavola

La cucina, nel ritmo della serata.

10

Un piatto della cena, conservato nel suo scatto originale.

Le ostriche Ancelin hanno accompagnato il V38 di Milazzo nel primo brindisi. Il crostino con burro, porcini trifolati e tartufo bianco ha accompagnato il Beaufort 1999, introducendo una parentesi autunnale prima del trittico Bollinger.

La cena ha proseguito il percorso con le portate del menu della serata. Il programma originario resta consultabile nell’archivio dell’evento, insieme alla locandina: una traccia da conservare accanto al racconto e alle fotografie.

L’evento originario, la locandina e il menu completo
Leggi il menu originario della serata

Trascritto dall’annuncio originario dell’evento. Le ostriche di apertura e il crostino con Beaufort sono raccontati sopra, nell’ordine di servizio della serata.

Entrée

  • Polpettina di baccalà mantecato su crema di scalogno
  • Schiacciata di gambero rosso, salsa al melograno e arachidi

Antipasti

  • Calamaro ripieno, crema di zucca, robiola e mostarda di fichi
  • Capasanta scottata, porcini, maionese alle nocciole e polvere di guanciale
  • Polpo, crema di patate al limone e chips di cavolo nero

Primi

  • Risotto cacio e pepe e scampi marinati
  • Tortelli di bufala "incontrano il mare"

Secondo

  • Trancio di ricciola cotto a bassa temperatura, salsa allo Champagne e purè di sedano rapa

Dessert

  • Cagliata al lime
  • Finale
  • 1895 Coffee Designers by Lavazza – Kafa Forest Cru,
DC

Diario e dialogo

Dal racconto all’incontro.

Per condividere una bottiglia, approfondire una storia o conoscere i prossimi appuntamenti, contattami direttamente.